Scopriamo le ricette e le esperienze che fin da tempi remoti scaldano le serate dei pellegrini. Incontro con Enrico Brizzi, Claudio Gatti, Alessandro Cannavò.

Il mondo moderno si muove a ritmi velocissimi e ci costringe a una vita frenetica che lascia poco tempo alla pace e alla riflessione. Abbiamo sempre una destinazione, chi la scuola, chi il lavoro, chi il corso di yoga o di musica, e delle tabelle orarie da rispettare: dedichiamo molto del nostro tempo a passare da un luogo all’altro, da impegno a impegno, sempre oppressi dalla preoccupazione del tempo che passa e va sprecato, tanto che non riusciamo più a godere delle piccole esperienze quotidiane. In una società tanto nevrotica e inquieta acquista un grande significato la necessità di liberarsi dalla routine e dagli schemi: molti sentono il desiderio di prendersi una pausa, ritrovare la pace e riscoprire i piaceri della vita di ogni giorno.

Intorno a questo tema si è sviluppato l’incontro “Pane e Parole”, nel quale i partecipanti, avvolti dal profumo del pane appena sfornato da esperti panificatori, hanno potuto ascoltare il racconto delle esperienze di pellegrinaggio di Enrico Brizzi e avere un assaggio (in tutti i sensi) della cucina, tradizionale ma anche creativa, del pasticcere Claudio Gatti.

Ci si potrebbe chiedere cos’abbia a che fare il cibo con il pellegrinaggio: possono sembrare due tematiche che hanno poco in comune, ma in realtà, come hanno dimostrato i protagonisti di questo evento, i punti di incontro sono molti. Attorno al pellegrinaggio infatti si è sviluppata nei secoli una vera e propria cultura, nella quale l’alimentazione occupa una posizione centrale: fin dalle origini, i pellegrini hanno ricercato le migliori soluzioni per soddisfare le proprie esigenze. Da questo bisogno sono nate molte ricette tipiche, unite dalle stesse caratteristiche: alto valore energetico e ingredienti semplici che si conservano per lungo tempo. Ma il cibo per un viaggiatore non è solo necessità: è anche occasione di incontro e socializzazione. Si tratta di un vero e proprio simbolo: rappresenta il giusto premio dopo le fatiche, il riposo a lungo atteso; è protagonista dei momenti di convivialità al termine di una giornata stancante, come racconta Brizzi. Una cena in compagnia, magari anche di nuove conoscenze, dopo un giorno di cammino: questo è uno di quei “piccoli piaceri semplici” di cui raramente purtroppo abbiamo tempo di godere.

Noi, anche senza essere pellegrini, abbiamo potuto godere di un “piccolo piacere” gustando i dolci preparati da Gatti davanti ai nostri occhi: dei veri e propri assaggi dell’antico mondo dei pellegrini, di pace e genuinità.

Abbiamo intervistato una spettatrice dell’evento.
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