Mai dire no alla peperonata!

Protagonista dell’incontro di oggi a “Pane e Parole” è stato Andrea Vitali, scrittore del lago di Como, in origine medico, vincitore di numerosi premi letterari. Con lui si è parlato dei suoi libri e in particolare del ruolo del cibo nella sua vita e nei suoi immaginari narrativi. Nei sui scritti, afferma Vitali, il cibo è un ottimo elemento per capire dove questi siano ambientati, diventando in questo modo uno strumento “geocalizzatore” della storia narrata.
Il primo libro di cui si è discusso è stato “Le tre minestre”, un libro autobiografico descritto come un viaggio tra le ricette delle sue tre zie “zitelle” con le quali l’autore è cresciuto. Il titolo è un gioco di parole che deriva dal soprannome scherzoso delle sue zie, ovvero “Le Ministre”: il Ministro dell’Interno, addetta alla gestione della casa; il Ministro dell’Agricoltura, con il compito di occuparsi dell’orto e del pollaio; infine il Ministro degli Esteri, che si occupava di andare a fare la spesa. Attraverso questo racconto Vitali vuole sottolineare l’importanza di alcuni cibi che, come lui stesso dice, “appartengono a un mondo tramontato”, ma che possono ancora avere doti terapeutiche e che in ogni caso oggi creano un legame forte con la nostra memoria.
Si è poi passato a parlare del libro “A cantare fu il cane”, dove viene evidenziato come alcuni piatti possano mettere in luce la psicologia di una persona: ad esempio, il tipico “risotto riscaldato”, che spesso, come tanti dicono, “è più buono il giorno dopo”, rispecchia la volontà del non sprecare, tema molto importante al giorno d’oggi.
Il cibo quindi è un argomento sempre molto presente nei libri di Andrea Vitali; un altro esempio è “Le mele di Kafka”, che parte da un aneddoto sulla vita del celebre scrittore di fine Ottocento, sempre legato al tema del nutrimento.
Tuttavia, nonostante tutta questa produzione letteraria legata al tema del cibo, lo scrittore ammette di non aver mai imparato molto in cucina e di non essere un grande cuoco.
Prima di salutarci, Vitali ci ha rivelato infine quale sia la sua Madeleine: la peperonata, alla quale non sa mai dire no, perché gli evoca ricordi dell’infanzia.

Alla fine dell’incontro, siamo riusciti a intervistarlo. Soprattutto volevamo sapere come mai avesse deciso di lasciare il mestiere di medico per dedicarsi completamente alla scrittura.

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