La serata di inaugurazione dell’evento Cibo a Regola d’Arte ci svela la storia segreta dei pomodori. E tu, ti sei mai chiesto come un pomodoro arriva al bancone?

Se pensiamo alla cucina italiana, è difficile non citare piatti che non contengano, tra gli ingredienti, il pomodoro. Che si tratti di pizza, pasta al sugo o parmigiana di melanzane, questo versatile e gustoso ortaggio è sempre presente, sia come ingrediente di ricette elaborate oppure semplicemente servito crudo nell’insalata: il pomodoro è un elemento immancabile sulla nostra tavola.

Come in ogni prodotto essenziale, quale il pane o il latte, il prezzo del pomodoro è molto basso: un litro di passata è spesso più economico di un caffè. In fondo è facile considerare il pomodoro un prodotto semplice, di poco valore. Siamo così abituati ai prezzi bassissimi a cui è venduto nei supermercati che mai immagineremmo quale fatica sia necessaria per produrlo e distribuirlo.

Ci siamo mai chiesti come i pomodori arrivano sui banconi dei supermercati? A questo tema è stata dedicata la serata di inaugurazione di Cibo a Regola d’Arte che ha affrontato la questione con un inchiesta di Antonio Castaldo, Alessandra Dal Monte, Isabella Fanti Grossi e Gabriele Principato e la presenza sul palco di numerosi ospiti tra cui Luciano Fontana, direttore del Corriere della Sera e il magistrato Gian Carlo Caselli.

L’evento ha presentato l’esempio di imprese agricole, soprattutto nel sud Italia, che si occupano della produzione di pomodori e che non sufficientemente controllate dallo stato. Questa mancanza di controlli da la possibilità ai produttori e ai distributori di attuare comportamenti illegali, quali il capolarato e lo sfruttamento del lavoro nero e della manodopera di migranti illegali. Avendo bisogno di soldi, questi lavoratori si accontentano di paghe da fame e di stare nei campi per più di dieci ore al giorno senza i minimi requisiti di sicurezza.

Un secondo problema è il prezzo di vendita del pomodoro stesso, in quanto è spesso troppo basso rispetto al valore reale. Un prodotto venduto a un costo così economico (per esempio meno di 60 centesimi a bottiglia di passata) non può che essere di bassa qualità sia dal punto di vista della salute che di quello dello sfruttamento del lavoro.

Una possibile soluzione a queste problematiche, presentata dagli ospiti, è quella di monitorare lo sviluppo dell’intera attività partendo dai campi e dai lavoratori sino ad arrivare alla messa in vendita.

E se la prossima volta al supermercato ci attira l’offerta più bassa, chiediamoci se il nostro vantaggio non comporti un ‘lato oscuro’ che danneggia chi sta dall’altra parte della filiera produttiva.

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