Cibo a Regola d’Arte comincia con un pomodoro per cambiare le idee

Il 16 maggio si è tenuta alla Fabbrica del Vapore di Milano l’inaugurazione della decima edizione di Cibo a Regola d’Arte, un “festival”, come lo ha chiamato la Direttrice Artistica Angela Frenda, ricco di dibattiti e performance il cui tema principale è il cibo del futuro.

L’inaugurazione ha visto il discorso della Direttrice Artistica, che è anche responsabile editoriale di Cook, il mensile food del Corriere della Sera, seguito da un video che faceva riflettere sull’importanza del cibo del futuro, introducendo temi come la comunicazione attraverso il cibo e lo stretto legame tra la nostra alimentazione e il prezzo del cibo.

Il palco ha poi visto come primo ospite Gian Carlo Caselli, magistrato e presidente dell’osservatorio Agromafie Coldiretti, con la moderazione di Luciano Fontana, direttore del Corriere della Sera. Seguendo la video inchiesta del Corriere “Storia di un pomodoro”, e utilizzando il semplice pomodoro come metafora del sistema, hanno introdotto tutto ciò che sta dietro ai nostri beni primari: dal riciclo di denaro sporco agli incidenti mortali di operai pagati in nero e senza nessuna tutela dei diritti dei lavoratori.

La filosofia delle mafie è “piatto ricco mi ci ficco” e il settore alimentare si sposa perfettamente con questo concetto.

Gian Carlo caselli


A seguire, i protagonisti dell’inaugurazione sono stati Lucio Cavazzoni, presidente di “Goodland”; Marco Pedroni, presidente di “Coop Italia”; Michele Placido, attore, regista e fondatore della cantina “Placido Volpone”. Si è discusso di caporalato, sostenibilità ambientale, sicurezza e tracciabilità legate al mondo del food, concentrandosi su come la situazione attuale, poco regolamentata, potrebbe cambiare in futuro, nella speranza che si riescano a trovare modi eticamente corretti per risolvere l’assetto odierno.

Gli ospiti del talk insieme allo chef stellato Pino Cuttaia che ha preparato live due varianti di pasta al sugo.

Dal punto di vista del contenuto, l’esperienza è risultata estremamente interessante e articolata, allo stesso tempo tra il susseguirsi di voci autorevoli ma distanti dalle nuove generazioni, noi giovani abbiamo sentito la mancanza di una voce più vicina alla nostra età.

-